
Il problema dell'identità
Martedì 22 gennaio 2008
ore 14,15-17,00
Se/parare
a cura di Vittorio Pontello
Fight club

"Noi presumiamo che le pulsioni dell'uomo siano soltanto di due specie: quelle che tendono a conservare e a unire, da noi chiamate sia erotiche, sia sessuali e quelle che tendono a distruggere e a uccidere; queste ultime sono tutte comprese nella denominazione di pulsione aggressiva e distruttiva.[...] Le modificazioni psichiche che intervengono con l'incivilimento[...]consistono in una restrizione dei moti pulsionali"( S. Freud,Perchè la guerra?)
"Veder soffrire fa bene, ma cagionare sofferenza fa ancora meglio.[....] Senza crudeltà e pena non c'è festa."
(F. Nietzsche, Genealogia della morale)

Titolo: Fight Club
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: Jim Uhls
Fotografia: Jeff Cronenweth
Interpreti: Edward Norton, Brad Pitt, Helena Bonham Carter, Meat Loaf, Jared Letho, Zach Grenier, Richmond Arquette, David Andrews, George Maguire, Eugenie Bondurant, Christina Cabot, Sydney Colston, Rachel Singer, Christie Cronenweth, Tim De Zarn, Ezra Buzzington, Dierdre Downing-Jackson, Rob Lanza, Charlie Dell, Holt McCallany, Joel Bissonette
Nazionalità: USA, 1999
Durata: 2h. 19'
"I film realizzati dai registi della Propaganda hanno spesso guadagnato più soldi che buone recensioni. È facile elencare gli elementi in comune alla maggior parte dei film di Fincher, Bay e West: set bui, bagnati e illuminati da insegne al neon; grandiose esplosioni di macchine costose o aerei governativi, o entrambi; molto fumo e molto sudore; un nobile e muscoloso eroe; almeno una bella ragazza; la parola "fottere"; molte sparatorie e molti cadaveri; spesso un produttore di nome Bruckheimer... e i critici che inchiodano il film per tutto questo."
Maximillian Potter - "Premiere USA", Febbraio 1998.
Propaganda Films è il nome di una compagnia fondata all'inizio degli anni '90 da alcuni giovani registi di spot pubblicitari e video musicali. Molti dei registi transitati nell'hangar di Propaganda, nel corso degli anni, sono passati dal piccolo al grande schermo, ed il loro stile comune è sempre stato facilmente riconoscibile: Michael Bay, è il regista di "The Rock" e "Armageddon"; Simon West ha diretto "Con Air" ed ora "La Figlia del Generale"; Dominic Sena è passato dai video di Janet Jackson a "Kalifornia"; David Fincher ci ha presentato "Alien 3", "Se7en", "The Game" e questo "Fight Club"; Antoine Fuqua aveva diretto il bel video "Gangsta's Paradise" di Coolio prima di "Costretti ad uccidere"; un po' fuori dal coro è Spike Jonze, che ha recentemente presentato a Venezia la sua opera prima, "Essere John Malkovic" (volete vedere un suo video? Infilate nel lettore il Cd-Rom di Windows 95 e guardatevi "Buddy Holly" dei Weezer). Non è la prima volta che un nutrito gruppo di registi televisivi sfonda nel cinema: negli anni '80 il grande salto l'avevano fatto i fratelli Tony ("Giorni di Tuono") e Ridley ("Blade Runner") Scott, Adrian Lyne ("9 Settimane e mezzo") e Alan Parker ("Fuga di mezzanotte"), ma l'unica cosa in comune tra loro era l'origine inglese. Questi qui dei giorni nostri si sono fatti le ossa tutti nella stessa ditta, per forza che hanno uno stile molto simile tra loro!
"Fight Club" per molte cose non si discosta dalla "poetica" comune ai registi della Propaganda, come analizzato da Potter: set bui e bagnati, sparatorie ed esplosioni, botte da orbi e laghi di sudore e sangue (e ti credo: con quel titolo!), una bella dark lady e parolacce a profusione. Il tutto nel solito stile iper-ritmato tipico della TV statunitense. Rispetto ai suoi colleghi, Fincher è sempre stato più interessato all'estetica vera e propria dell'immagine, alla ricerca dell'effetto "artistico" (e "Fight Club" non fa eccezione), ma non è mai riuscito ad ottenere buoni risultati sotto questo aspetto (e "Fight Club" non fa eccezione). Tra l'altro non mi sembra che la fotografia di Jeff Cronenweth aiuti molto l'atmosfera del film, l'avrei preferita più contrastata, più dura. Insomma, non ha nulla a che vedere con quella, bellissima, che il grande Darjus Khondji aveva creato per "Se7en".
Detto dei difetti del film, la cui presenza e la cui origine non mi sorprende per nulla, bisogna notare come la pellicola non sia certo priva di pregi. Innanzitutto è veramente coinvolgente, aspetto in cui Fincher è decisamente migliorato negli ultimi due film (o forse sono solo migliorate le sceneggiature?); per la prima volta in un film targato Propaganda ho visto una buona costruzione dei personaggi (merito dello script di Jim Hulms, basato su un romanzo di Chuck Palahniuk); i tre protagonisti sono davvero bravi (nonostante uno strano doppiaggio per Pitt ed Helena Bonham Carter in un personaggio diverso dal suo solito) e le musiche dei Dust Brothers (che tutto sono tranne che fratelli) sono molto belle.
Per curare la sua insonnia, probabilmente dovuta allo stress della sua routine quotidiana, un giovane decide di frequentare i gruppi di supporto per malati terminali (di qualunque malattia: li frequenta tutti), dove conosce Marla Singer, "fintona" come lui ma decisamente affascinante. In aereo incontra Tyler Durden, che lo aiuta quando la sua casa salta in aria per motivi ignoti. Per sfogare la loro aggressività repressa i due iniziano a picchiarsi "in amicizia". L'idea fa proseliti e nasce il Fight Club.
Prima di entrare nel cinema stavo guardando la locandina del film. Era orrenda. Non riuscivo a capire cosa c'entrasse quel sapone su cui era scritto il titolo, non avevo idea del perché le foto dei due protagonisti fossero state ripetute due volte ed i loro nomi incrociati (Brad Norton e Edward Pitt). La trovavo davvero orrenda. Guardando il film la cosa ha lentamente iniziato ad avere un senso, i pezzi del mosaico sono andati al loro posto e all'uscita dal cinema non trovavo più la locandina così orrenda, anzi: mi sembrava perfetta per il film che avevo appena finito di vedere.
"Fight Club" è decisamente un bel film, uno di quelli in cui non ci si deve distrarre un attimo, pena la non piena comprensione della vicenda (il tizio seduto davanti a me ha scelto proprio il momento sbagliato per andare in bagno). Personalmente mi è piaciuta moltissimo la prima parte, ma Fincher ha dato un buon ritmo a tutto il film, non troppo veloce anche se non certo lento; ha usato molte sequenze elettroniche per illustrare con più effetto il mondo in cui i protagonisti vivono (il mondo in cui noi viviamo) e anche se l'idea non mi piace devo dire che la realizzazione è molto efficace (splendida la casa virtuale modello Ikea). Alle volte mi è sembrato un po' eccessivo l'uso della voce narrante (tipico di tutti i film tratti da un romanzo), soprattutto per il fatto che sentiamo la voce di due personaggi, ma in fondo la cosa è più che giustificata. Una cosa che non mi va bene per niente è l'uso di immagini subliminali, che da noi sarebbero vietate ma che sono d'uso comune negli spot made in USA. Fincher ci mostra a super-velocità l'immagine di Brad Pitt prima che il suo personaggio faccia l'ingresso ufficiale nella storia. Personalmente ne ho riconosciute 3, ma le note di produzione dicono che ce n'erano 5... Cinque di troppo.
All'uscita dal cinema mi sono fermato a discutere con un mio amico sull'orientamento del messaggio politico di questo film: la lotta al "logorio della vita moderna" qui rappresentata, rispetto alle idee politiche americane, è di destra o di sinistra? Non siamo riusciti a darci una risposta definitiva, anche perché il finale sembra andare in una direzione politica diversa dal resto del film, ma la cosa importante è che, al di là dell'estetica esasperata, un contenuto forte, nel nuovo film del più famoso co-fondatore della Propaganda Films, c'è eccome. Non perdertelo.
(da
www.cinefile.biz - Alberto Cassani, 3- 12- 1999)
A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, Mursia.
F. Nietzsche,La nascita della tragedia, Adelphi
F. Nietzsche,Genealogia della morale, Adelphi
F. Nietzsche,Al di là del bene e del male, Adelphi
F. Nietzsche,Così parlò Zaratustra, Adelphi
S. Freud,Linterpretazione dei sogni, Boringhieri
S. Freud,Considerazioni attuali sulla guerra e la morte, Boringhieri
S. Freud,Introduzione alla psicanalisi, Boringhieri
S. Freud,L'Io e l'Es, Boringhieri
S. Freud,Psicologia delle masse e analisi dell'Io, Boringhieri
S. Freud,Perchè la guerra?, Boringhieri
R. Caillois,L'uomo e il sacro, Boringhieri
G. Bataille,L' erotismo, Mondadori
F. Fornari,Psicanalisi della guerra, Feltrinelli
R. Girard,La violenza e il sacro, Adelphi
CITAZIONI E FRAMMENTI SIGNIFICATIVI
Arthur Schopenhauer:
La base di ogni volere è bisogno, mancanza, ossia dolore, a cui l'uomo è vincolato dall'origine, per natura. ( Il mondo come volontà e rappresentazione )
La vita umana è un eterno conflitto. L'uomo muore con le armi in pugno.(op. cit.)
La distinzione tra colui che infligge dolore e colui che lo subisce è semplice apparenza.(op. cit.)
La vita di ciascuno trascorre tutta tra il volere e l'ottenere. Il desiderio per sua natura è dolore, la soddisfazione genera ben presto saturazione: la meta era solo apparente. Il possesso toglie ogni interesse: il desiderio, il bisogno ricompare sotto nuova forma; dove non succede, subentrano lo squallore, il vuoto, la noia, che da combattere sono altrettanto tormentosi come il bisogno.(op. cit.)
Nella tragedia vediamo le creature più nobili rinunziare, dopo lunghi combattimenti e lunghe sofferenze, ai fini perseguiti con accanimento, sacrificare per sempre le gioie della vita, oppure sbarazzarsi liberamente con gioia del peso dell'esistenza medesima. Bisogna tenere bene a mente, se si vuol comprendere l'insieme delle considerazioni presentate in quest'opera, che quest'opera suprema del supremo genio poetico ha il fine di mostrare il lato terribile della vita, i dolori senza nome, le angosce dell'umanità, il trionfo dei malvagi, il poter schernitore del caso, la disfatta irreparabile del giusto e dell'innocente; nel che si ha un indice significativo della natura del mondo e dell'esistenza. (op. cit.)
Ma bisogna infine che la morte trionfi, poiché siamo divenuti sua preda per il solo fatto di essere nati; la morte si permette un momento di giocare con la sua preda, ma non aspetta che l'ora di divorarla. Rimaniamo nondimeno affezionati alla vita e spendiamo ogni cura per prolungarla quanto più possiamo; proprio come che si sforza di gonfiare quanto più e quanto più a lungo è possibile una bolla di sapone, pur sapendola destinata a scoppiare" (op. cit.)
L'uomo è in fondo un animale selvaggio e feroce. Noi lo conosciamo solo in quello stato di ammansamento e di domesticità che è detto civiltà: perciò ci spaventano le rare esplosioni della sua vera natura. Ma fate che vengano tolte le catene dell'ordine legale, e nell'anarchia l'uomo si mostrerà quale esso è.(Parerga e paralipomena)
Friedrich Nietzsche:
La tragedia sta in mezzo a questa sovrabbondanza di vita,di dolore e di piacere, in estasi sublime ascolta un lontano e melanconico canto - esso narra delle Madri dell'essere, i cui nomi suonano: follia, volontà, dolore.( La nascita della tragedia )
C'è un solo mondo, ed è falso, crudele, contraddittorio, corruttore, senza senso.[...] Un mondo così fatto è il vero mondo.[...] Noi abbiamo bisogno della menzogna per vincere questa "verità", cioè per vivere.[...] La metafisica, la morale, la religione, la scienza[...] vengono prese in considerazione solo come diverse forme di menzogna: col loro sussidio si crede nella vita. (Frammenti Postumi)
Il carattere complessivo del mondo è il caos per tutta l'eternità, non nel senso di un difetto di necessità, ma di un difetto di ordine, di articolazione, forma, bellezza, sapienza e di tutto quanto sia espressione delle nostre estetiche nature umane.
( La Gaia Scienza)
Bisogna avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante.(Al di là del bene e del male)
Cosa è male? Tutto ciò che deriva dalla debolezza. ( L'anticristo )
Veder soffrire fa bene, ma cagionare la sofferenza fa ancora meglio[...]Senza crudeltà e pena non c'è festa. (Genealogia della morale)
Al buon guerriero il tu devi suona più gradevole dell' io voglio[...]Vivete la vostra vita di obbedienza e di guerra! (Così parlò Zaratustra)
Nei singoli la follia è una rarità: ma nei gruppi, nei partiti, nei popoli, nelle epoche è la regola.(Al di là del bene e del male)
Il peso più grande. - Che faresti se un giorno o una notte un demone si introducesse di soppiatto nella tua solitudine più solitaria e ti dicesse: «Questa vita, quale la stai vivendo adesso e l'hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte; e in essa non ci sarà niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e ogni sospiro e ogni cosa incredibilmente piccola e grande della tua vita dovrà per te ritornare, e tutto nello stesso ordine e successione - e così pure questo ragno e questo chiaro di luna tra gli alberi, e così anche questo attimo e io stesso. L'eterna clessidra dell'esistenza viene sempre di nuovo capovolta - e tu con essa, granello di polvere!» - Non ti getteresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così avrebbe parlato? Oppure hai vissuto una volta un attimo prodigioso, per cui gli diresti: «Tu sei un dio e mai ho sentito una cosa più divina!»? Se questo pensiero acquistasse potere su di te, avrebbe su di te, quale sei, l'effetto di trasformarti e forse di schiacciarti; la domanda di fronte a tutto e a ogni cosa: «Vuoi tu questo ancora una volta e ancora innumerevoli volte?» graverebbe sul tuo agire come il peso più grande! O quanto dovresti amare te stesso e la vita per non desiderare nient'altro che quest'ultima eterna conferma e suggello?( La Gaia Scienza )
Questa degenerazione e deprezzamento dell'uomo a perfetto animale del gregge (o come essi dicono in uomo della «società libera»), questo abbrutimento dell'uomo in bestiola con uguali diritti ed esigenze è possibile, non vi è alcun dubbio! Chi ha pensato a questa possibilità fino in fondo, almeno una volta, conosce una nausea in più rispetto agli altri uomini, e forse anche un nuovo compito!
(Al di là del bene e del male)
Ciò che ci divide non è il fatto che noi non troviamo nessun Dio, né nella storia, né nella natura, né dietro la natura, - ma che quello che è stato adorato come Dio noi non lo troviamo affatto "divino", ma al contrario pietoso, assurdo, dannoso, non solo perché è un errore, ma perché è un crimine contro la vita.(L'anticristo)
Sigmund Freud :
Il sogno è il tentato appagamento di un desiderio.(L'interpretazione dei sogni).
Sembra confinato nella vita notturna ciò che un tempo dominava in pieno giorno.(L'interpretazione dei sogni)
Il timore dell'insurrezione di ciò che è stato represso spinge a severe misure precauzionali. La nostra civiltà europea occidentale è giunta all'apice di tale sviluppo ( Il disagio della civiltà )
La libertà non è un beneficio della cultura: era più grande prima di qualsiasi cultura, e ha subito restrizioni con l'evolversi della civiltà. ( Il disagio della civiltà)
Possiamo senz'altro definire l'educazione un'esortazione a superare il principio del piacere ed a sostituirlo con quello della realtà. (Formulazione sui due principi dell'accanimento psichico).
Può ben succedere che un certo livello superiore di sviluppo non possa più, una volta abbandonato, essere nuovamente raggiunto, mentre invece gli stati primitivi possono sempre ristabilirsi: quello che vi è di primitivo nella psiche è imperituro, nel vero senso della parola.[...] Un ottimo esempio ci è offerto da quello stato di sonno a cui aspiriamo ogni notte. Da quando abbiamo imparato ad interpretare anche i sogni più strampalati e confusi, sappiamo che ogni volta che ci addormentiamo ci sbarazziamo, come di un abito, della nostra moralità così faticosamente acquisita, per metterla di nuovo addosso l'indomani. (Considerazioni attuali sulla guerra e la morte)
I conflitti di interesse tra gli uomini sono in linea di principio decisi con l'uso della violenza.[...] La violenza del singolo viene spezzata dall'unione dei molti.[...] Vediamo così che il diritto è la forza di una comunità. E' ancora sempre violenza, pronta a volgersi contro chiunque le si opponga, operante con gli stessi mezzi, intenta a perseguire gli stessi fini.[...] Noi presumiamo che le pulsioni dell'uomo siano soltanto di due specie: quelle che tendono a conservare e a unire, da noi chiamate sia erotiche, sia sessuali e quelle che tendono a distruggere e a uccidere; queste ultime sono tutte comprese nella denominazione di pulsione aggressiva e distruttiva.[...] Ora, sembra che quasi mai una pulsione di un tipo possa agire isolatamente, essa è sempre connessa con un certo ammontare della controparte.[...] Pertanto, quando gli uomini vengono incitati alla guerra, è possibile che si desti in loro un'intera serie di motivi consenzienti, nobili e volgari, alcuni di cui si parla apertamente, altri che vengono sottaciuti.[...] Il piacere di aggredire e di distruggere è certamente uno di essi.[...]Il fatto che questi impulsi distruttivi siano mescolati con altri impulsi, erotici e ideali, facilita naturalmente il loro soddisfacimento.[...] L'essere vivente in tanto protegge la propria vita in quanto ne distrugge una estranea.[...] Una parte della pulsione di morte, tuttavia, rimane attiva all'interno dell'essere vivente.[...] Siamo perfino giunti all'eresia di spiegare l'origine della nostra coscienza morale con questo rivolgersi dell'aggressività verso l'interno.[...] Non è affatto indifferente se questo processo è spinto troppo oltre; in tal caso sortisce un effetto immediatamente malsano. Invece, il volgersi di queste forze pulsionali distruttive nel mondo esterno scarica l'essere vivente e non può non sortire un effetto benefico.[...] Le modificazioni psichiche che intervengono con l'incivilimento[...]consistono in una restrizione dei moti pulsionali.[...] Tutto ciò che favorisce l'incivilimento lavora anche contro la guerra.( Perché la guerra?)
Roger Caillois :
La teologia conserva il duplice aspetto della divinità, distinguendo in essa un elemento terribile e un elemento avvincente,il tremendum e il fascinans, per riprendere la terminologia di R. Otto. Il fascinans corrisponde alle forme inebrianti del sacro,[....]mentre il tremendum rappresenta la santa collera.
La festa ha con il tempo lavorativo il medesimo rapporto che ha la guerra con il tempo di pace: sono entrambe fasi di movimento e di eccesso rispetto a fasi di stabilità e di misura.[....]Nonostante i rigori dell'arte militare e del cerimoniale, la guerra e la festa sono immagini di disordine e di scompiglio, giacchè nel corso di entrambe sono consentiti quegli atti che, al di fuori di esse, vengono visti come sfacciati sacrilegi e crimini inespiabili: nell'una è spesso raccomandato l'omicidio, nell'altra prescritto l'incesto.[...] Nelle società moderne la guerra rappresenta il solo momento di concentrazione e di intenso assorbimento nel gruppo di tutto quanto di solito tende a conservare nei suoi confronti una certa area d'indipendenza. Per questo sembra più adatta dei giorni festivi a evocare l'antica stagione dell'effervescenza collettiva.( L'uomo e il sacro )
Franco Fornari :
La distruttività e perfino il piacere di uccidere provengono da una paranoica esclusione dell' altro che è in noi. ( Psicanalisi della guerra )
Renè Girard :
Lorenz parla di un certo tipo di pesce che non può essere privato dei suoi avversari consueti, i maschi della sua razza, coi quali si batte per il controllo di un certo territorio, senza che allora rivolga le sue tendenze aggressive contro la sua stessa famiglia, finendo per distruggerla. E' opportuno chiedersi se il sacrificio rituale non sia fondato su una sostituzione dello stesso genere, ma in senso inverso. Si può supporre, ad esempio, che l'immolazione di vittime animali allontani la violenza da certi esseri che si cerca di proteggere, dirigendola verso altri esseri la cui morte abbia poca o nessuna importanza.[....]
Il sacro è tutto quel che domina l'uomo con tanta più sicurezza quanto più l'uomo si crede capace di dominarlo. Quindi, tra l'altro, ma secondariamente, il sacro sono le tempeste, gli incendi,le epidemie che decimano una popolazione. Ma è anche e soprattutto, pur se in maniera più velata, la violenza degli uomini stessi, la violenza posta come esterna rispetto all'uomo e confusa oramai con tutte le altre forze che gravano sull'uomo dal di fuori. E' la violenza che costituisce il vero cuore e l'anima segreta del sacro. ( La violenza e il sacro )

Senza la pretesa di costruire una traccia interpretativa obbligata che comprometterebbe l'approccio spontaneo e personale di ciascun fruitore,si ritiene tuttavia utile, per facilitare l'eventuale confronto nella discussione, individuare alcuni "momenti chiave" del film, espressi sotto forma di domanda.
1) All' esordio, la voce narrante del protagonista, Jack, afferma enigmaticamente: "Ognuno ferisce le persone che ama, ma è vero anche il contrario." Che significa?
2) Che cosa simboleggia l'insonnia, in virtù della quale "tutto è copia d'una copia, d'una copia, d'una copia...."?
3) A che cosa è dovuta la provvisoria guarigione dall'insonnia a contatto con i malati terminali?
4) Perché la presenza di Marla tra i malati terminali riprecipita il protagonista nell'insonnia? Perché con lei si apre il gioco delle false identità?
5) Compare Tyler e la casa di Jack brucia. C'è un nesso tra i due fatti? E che senso ha che l'accesso alla casa di Tyler sia condizionato da un combattimento?
6) Fight club: che cosa rappresenta questo club notturno e come mai le sue regole sono segrete?
7) Tyler versa una sostanza caustica sulla mano del protagonista, provocandogli dolorose lesioni. Che cosa giustifica tale gesto?
8) Ha un significato il fatto che nella locandina il titolo del film sia scritto sul sapone e che Tyler viva vendendo sapone?
9) Il felice ingresso del malato terminale Bob nel Fight club conferma che esiste un rapporto tra gli esercizi di autocoscienza dei morituri e la violenza dei pestaggi. Quale?
10) Quando il Fight club diventa un fenomeno di massa (illuminante l'atteggiamento di Tyler nei confronti del boss mafioso), inizialmente la consegna è scontrarsi con chiunque e... perdere. Perché?
11) Che cosa simboleggia il Progetto Mayhem?
12) Dopo la morte di Bob, Jack sembra risvegliarsi da un sogno. La voce narrante annuncia: "Cambio parte. Nessuno del pubblico se ne accorge perché tutto è come prima." Che significa?
13) Come mai Jack sopravvive.a se stesso? E perché i palazzi crollano?
14) I componenti del Fight club e le donne: qualche riflessione?

start
Dopo la visione del film, ho fatto una riflessione sulla parte finale della storia perchè mi è parsa contraddittoria...poichè il protagonista vince il suo alterego e riesce a distruggere la metà "cattiva" di se stesso,pur rimanendo egli in vita,come mai alla fine i palazzi dell'economia crollano ugualmente invece che salvarsi anch'essi dal momento che le loro distruzione faceva sempre parte del piano di Tyler?essendo stato sconfitto quest'ultimo dalla mente del protagonista,che lo aveva creato, avrei presupposto che pure il piano sarebbe stato a sua volta bloccato.
Inoltre,se ogni elemento della storia rappresentava qualcosa (es.Tyler=alterego) ,"l'esercito" che era stato creato che cosa rappresenta? F.S. 4cp Liceo Fogazzaro
Risposta: la spiegazione più facile e anche un po' scontata ci viene dalla psicoanalisi.Il processo di rimozione,ovvero l'esclusione e lo spostamento nell'inconscio di una parte di sè incompatibile con l'Io storico,è assimilabile all'uccisione, nel film, di Tyler e di ciò che rappresenta. Ma liberarsi completamente di quello sfondo pulsionale aggressivo e sessuale che costituisce il fondamento della nostra vita(il tremendum et fascinans di cui ho parlato)non può che rivelarsi illusorio. Dunque,anche se crediamo di averli espulsi dalla nostra vita cosciente,i contenuti del rimosso e i suoi effetti agiscono ugualmente in maniera catastrofica. Forse bisogna farci i conti in maniera diversa dalla semplice guerra per annullare l'"avversario".
Per quanto riguarda la seconda questione, essa trova spiegazione nel progressivo riconoscimento dello scontro quasi come principio metafisico del vivere associato(ricordi?Bisogna provocare scontro e poi...perdere) E' talmente vero che conflitto, distruzione e morte sono il "senso" della vita, che c'è un sempre crescente numero di volontari, illuminati da questa verità, disposti a scontrarsi senza far domande, unificati dal puro amore per il combattimento e indirizzati verso la realizzazione del Progetto Mayhem. Afferma Nietzsche che la ribellione all'autorità è la nobiltà dello schiavo. Invece "Al buon guerriero il tu devi suona più gradevole dell'io voglio.Vivete la vostra vita di obbedienza e di guerra!"(Così parlò Zaratustra), perché un comando di guerra è la più alta obbedienza a se stessi(vista la nostra natura conflittuale) e all'amore per la vita(visto che essa si alimenta di vittime). Dal livello individuale del Fight club si passa dunque coerentemente al livello sociale,di massa, dello scontro.
Ho notato che nel film i protagonisti sono tutti maschi e non mi spiego il perchè. Mi interesserebbe capire meglio il ruolo e il compito di Marla come donna in rapporto con Tyler e con la "realta" che sta vivendo. Inoltre, vorrei comprendere, perchè piuttosto di scappare e cercare una guarigione dall' insonnia, il protagonista degenera nella formazione del "fight club" e in seguito all'assurdo progetto Mayhem.
Ilaria F. 5CP Liceo Don.G.Fogazzaro
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